giovedì 11 novembre 2010

Stagione finita per SuperPippo

Il vento è cambiato a Milano. Il Milan è in testa alla classifica. L'Inter è a meno tre. I rossoneri, dopo due anni passati a inseguire invano i cugini, che nel frattempo hanno vinto tutto, ritrovano la testa della classifica da soli e si avvicinano al derby di domenica sera con una poderosa iniezione di fiducia. Non solo perchè l'Inter è lontana anni luce dalla sua miglior condizione, penalizzata da una catena di infortuni inferiore solo a quella della Juve. Difficile far coesistere Pato, Ibrahimovic, Ronaldinho e Robinho, si diceva in estate. Chi rientra? Chi aiuta il centrocampo? Poi è arrivata la sconfitta di Cesena nella sera del debutto di Ibra, che ha evidenziato una squadra spesso spaccata in due. Da quel sabato sera sono passati più di due mesi. E Allegri, passo dopo passo, è arrivato alla soluzione vista ieri sera col Palermo. Altro che i quattro fenomeni insieme. Ronaldinho si è seduto mestamente in panchina insieme ai suoi dubbi. Vado in America o resto in una squadra dove sto bene ma che può fare a meno di me? Robinho, che si è sbloccato nel finale dopo i marchiani errori con il Bari, è entrato a 10' dalla fine. Davanti ha giocato il vero inamovibile, Zlatan Ibrahimovic, con Pato, fin quando il Papero si è fatto male. Alle loro spalle un Clarence Seedorf che a 34 anni non perde un colpo. Non solo. L'assenza di Pirlo (in dubbio anche per domenica) ha permesso al bravissimo tecnico livornese di schierare tre medianacci (nel senso più nobile del termine). Kevin Prince Boateng: fisico e corsa da disciplinare, ma su cui vale la pena insistere. Massimo Ambrosini: forza in interdizione e inserimenti letali in attacco (vedere il rigore del 2-1). Mathieu Flamini: all'Arsenal accanto a Fabregas sembrava un cavallo di razza. Ora sta ritrovando fiducia. E c'è pure un certo Rino Gattuso, squalificato col Palermo. Il nuovo assetto permette alla squadra di sbilanciarsi meno. Di subire meno il contropiede. Sarà riproposto anche nel derby? Molto dipende dal recupero di Pirlo. E se il geniale bresciano sta bene, chi sta fuori? Lui, Seedorf o un interditore? Sarà il tema di questi giorni. Ma ad Allegri non è sfuggito che in questo modo i suoi hanno concesso relativamente poco ad un Palermo che ha sempre prodotto parecchio sul piano delle occasioni. Ma non sono solo rose e fiori a Milanello. E le lamentele di Zamparini, furioso per l'arbitraggio di Banti, non c'entrano. Le cattive nuove vengono da Pato e Inzaghi, che salteranno il derby a causa degli infortuni rimediati nella sfida con il Palermo. Ma se per Pato, come ha spiegato il coordinatore sanitario rossonero Gianluca Melegati, non pare nulla di grave, purtroppo Superpippo può dichiarare chiusa la sua stagione. Inzaghi si è sottoposto agli accertamenti del caso in mattinata e l'esito è stato impietoso: rottura del legamento crociato del ginocchio sinistro e del menisco esterno. Tempi di recupero: 6 mesi. Come dire arrivederci all'anno prossimo. Per Pato si tratta di "un sospetto allungamento muscolare alla parte posteriore della coscia sinistra. Non sembra una lesione grave ma dovremo valutare in maniera più approfondita. Pato dovrà stare 24 ore a riposo e venerdì si sottoporrà a una risonanza magnetica".

mercoledì 10 novembre 2010

Milan-Palermo 3-1

L’aveva definita la partita più importante dall’inizio della stagione. Ha chiesto ai suoi di sputare sudore e sangue: accontentato. Il Milan batte 3-1 il Palermo e balza al comando della classifica sorpassando la Lazio sconfitta a Cesena. Mai noiosa la gara, resa piacevole proprio dall’atteggiamento dei rosanero che se la giocano fino in fondo. E’ Pato ad aprire le danze; pareggia Bacinovic, allunga Ibra su rigore e chiude il conto Robinho, subentrato a Inzaghi che a sua volta aveva sostituito Pato. Per la sfida di San Siro Allegri fa i conti con il derby. Fa rifiatare Nesta per confermare Yepes che questa volta gioca al fianco di Thiago Silva. Pirlo è affaticato e va in tribuna. Con Gattuso squalificato, la linea dei centrocampisti è in mano a Flamini, Ambrosini e Boateng. Poi il fronte offensivo di Bari: Seedorf dietro a Pato e Ibra. Ronaldinho deve attendere in panchina. Non parte dal primo minuto nemmeno Miccoli. Pastore gioca al fianco di Ilicic, alle spalle di Pinilla. Delio Rossi schiera un 4-3-2-1 molto elastico, pronto a compattarsi in fase difensiva. Il Milan ha piedi buoni, i rosanero non sono da meno. Le due squadre giocano a fronte alta e a gran ritmo. Più spettacolari i rossoneri che fanno un sontuoso possesso palla e ripartono sulle ali di un centrocampo molto equilibrato. Il Palermo si adegua, rischiando però in fase di copertura. Al 5’ Pato scalda le polveri partendo da metà campo, ma si scontra al limite con Munoz. Bella l’idea di Seedorf al 7’, con un cross per il solitario Ibra che però controlla male. All’8’ primo segnale del Palermo; gran contropiede e tiro di Pinilla che viene deviato in angolo. Ma la prima vera occasione della gara è del Milan. All’11’ Flamini libera in area Ibra che in girata conclude di poco a lato alla destra di Sirigu. Al 12’ tocca invece a Boateng, con una sventola dalla distanza mancare di poco il bersaglio. Cassani lo imita quattro minuti più tardi; sinistro da fuori area che Abbiati manda in corner. Fronti aperti e rischi per tutti. Il Milan pressa e fa girare la palla, ma concede qualcosa al Palermo che cerca di sfruttare ogni spazio. Al 17’ la squadra di Rossi protesta per un contatto dubbio tra Thiago Silva e Pinella; Banti sorvola. E nella logica del calcio è subito il Milan ad approfittarne con ripartenze veloci. Al 19’ i rossoneri passano. Corner di Seedorf; Pato sovrasta Bacinovic e con un potente colpo di testa infila alla sinistra di Sirigu. Così è Pato. Micidiale e killer. Ma anche presuntuoso come al 22’, quando fa l’accademico e non passa la palla. Ma occorre ammettere che è un bel Milan con Flamini liberissimo lì accanto. Dispersivo forse nel rimirarsi allo specchio, ma anche pronto ad arrotolarsi le maniche e sacrificarsi nella fase difensiva. A conti fatti aspettarsi qualcosa di più dal Palermo è lecito, ma chi deve fare la differenza – Pastore – gioca a intermittenza. Proprio l’argentino svirgola troppo la palla dal limite dopo solo un minuto della ripresa, servito da Ilicic che non riesce a passare Thiago Silva. Al 3’ Abbiati vola per deviare oltre la traversa la punizione di Bovo. E’ il pressing ordinato da Rossi; coordinato dagli uomini di fascia, proprio perché il talento è assente. Il tecnico, infatti, al 7’ toglie Pastore per Miccoli, confidando nei numeri del salentino che al Milan ha dato parecchi dispiaceri. La mossa è evidente: tarpare le ali ai portatori di palla rossoneri e chiudere ogni spazio. Infatti Miccoli prende subito l'iniziativa su punizione, che viene deviata dal braccio di Boateng in barriera; sarebbe rigore, l'arbitro lascia correre. E' comunque l'anticamera del pareggio, al 18’, con un innocuo tiro da fuori area di Bacinovic che raccoglie una corta respinta di Yepes e beffa Abbiati. Dietrofront e Pato va a sbattere in piena area su Munoz; Banti dice che non è rigore, ma il brasiliano si fa male e deve lasciare il posto a Inzaghi. La reazione rossonera c’è ed è incredibile il palo colpito dal Seedorf al 24’ con un destro di controbalzo al limite dell’area piccola. Ma Rossi questa partita la vuole vincere. Così toglie anche Pinilla per fare spazio a Maccarone. Ma anche il Milan punta forte. Inzaghi, guarda un po’, carica la squadra e innesca il nuovo vantaggio. La palla va ad Ambrosini che viene steso da Sirigu. Rigore. Che Ibrahimovic infila alla destra del portiere della Nazionale. Ma nel frattempo si è fatto male anche Pippo e al 35’ tocca a Robinho. Carico e gonfio di rabbia, fa capire subito di essere in partita e al 38’ confeziona un gol da favola con la collaborazione di Ibra. Contropiede dello svedese che irrompe in area e tocca per il sudamericano: palla in rete e 3-1. Che potrebbero essere quattro se Robinho non sbagliasse il più facile degli assist per Ibra solo davanti a Sirigu.

lunedì 8 novembre 2010

Galliani: "Milan da scudetto"

"Noi favoriti? No, ma abbiamo fatto una squadra in grado di lottare per lo scudetto". Parole che suonano come musica, quelle pronunciate dall'amministratore delegato del Milan Adriano Galliani, dopo la giornata di campionato di ieri che ha risollevato le quotazioni scudetto del Milan. "Il fatto di giocare ogni tre giorni fa sì che i giudizi cambino spesso - ha aggiunto - ieri ci sono state tante occasioni da gol, sono contento". Galliani, intervenuto stamani a Milano in occasione del Premio Facchetti assegnato a Gianfranco Zola, ha sottolineato come gli infortuni siano un problema per le società: "Gli infortuni ci condizionano - ha detto - l'anno scorso al Milan ne abbiamo avuti tanti, il calcio è uno sport traumatico". L'Inter è in piena emergenza proprio a pochi giorni dal derby col Milan: "Mi spiace tanto - ha detto con aria sincera il dirigente rossonero - faccio tanti auguri a Samuel, che è uno dei centrali più forti del mondo, e anche a Maicon, che ha fortunatamente una lesione più lieve". Il Milan, intanto, sta mostrando sprazzi di bel gioco: "Non discuto le scelte dell'allenatore - ha detto Galliani - lui ha a disposizione un grande organico e decide in base a quello che vede durante gli allenamenti. In effetti ho notato che ieri in panchina c'erano quattro grandi campioni, una panchina milionaria". Il dirigente rossonero ha poi blindato Pippo Inzaghi: "Non c'è nessuna possibilità al mondo che vada via". Su Ronaldinho, invece, "è l'allenatore a decidere, l'ho detto anche a Yepes, che era un po' triste. Gli ho spiegato di stare tranquillo e che avrebbe avuto la sua occasione e così è stato. Giocare in una grande squadra dà vantaggi ma anche qualche svantaggio per la concorrenza interna".

domenica 7 novembre 2010

Bari-Milan 2-3

Un Bari incerottato mette in apprensione il Milan che nel finale mette a rischio una meritata vittoria. I rossoneri chiudono il primo tempo 2-0 grazie ai gol di Ambrosini e Flamini, ma devono fare i conti con gli errori di Robinho e il gol di Kutuzov nella ripresa. Pato, che sostituisce il connazionale, inventa uno spettacolare 3-1; Barreto risponde con una rete da favola che fissa il risultato. Allegri, che aspettava i gol dei centrocampisti, è accontenato, ma è innegabile che tra i soi prossimi compiti da risolvere ci sono i problemi di concentrazione della squadra che fatica a chiudere partite saldamente in mano. Allegri si permette di lasciare in panchina Pirlo, Ronaldinho, Pato e Inzaghi. Unica assenza vera quella di Thiago Silva che il tecnico sostituisce con Mario Yepes al suo esordio in rossonero. Un turnover che Ventura si sogna di notte, assediato com'è dagli infortuni. Senza Ghezzal, Raggi, Castillo e Salvatore Masiello ha poco da scialare. Al Milan oppone il 4-4-2 e tanto entusiasmo, con due regole fisse da non dimenticare: pressing e velocità. Consegna ad Almiron la bacchetta del gioco e aspetta un miracolo sa Barreto e Kutuzov. Ma i rossoneri, che a centrocampo si affidano ai muscoli di Gattuso, Ambrosini e Flamini, e davanti schierano Seedorf alle spalle di Robinho e Ibra, prendono subito in mano la partita, esibendo bel calcio. I segreti del giorno? Grande movimento e un pressing rabbioso che disorientano il Bari, partito con un atteggiamento fin troppo riverenziale. Bastano infatti quattro minuti al Milan per passare. Il gol è di Ambrosini. Rete d'autore, in tuffo di testa; l'assist, dalla sinistra, di Seedorf. Un po' troppo per i galletti, con quattro sconfitte consecutive alle spalle. Solo Parisi dà l'impressione di impensierie la difesa rossonera con veloci penetrazioni sulla fascia sinistra. Il Milan può permettersi così di fare possesso palla e organizzare i suoi contropiede, grazie anche all'apporto dei centrocampisti che godono spesso di libertà. Potrebbe anche dilagare, ma Robinho per due volte manca il raddoppio: la prima volta concludendo su Gillet, la seconda sull'esterno della rete. Al 28' Ventura perde anche Almiron per un problema fisico. Tocca a Gazzi, mentre Alvarez va a dare manforte a Barreto e Kutuzov. Ma è il Milan a trovare il raddoppio. Questa volta è Gattuso a far ripartire l'azione e servire Ibra che allarga a sinistra per Flamini. Il francese segue tutta l'azione e infila con un cucchiaio Gillet. Risultato ineccepibile, con un finale di primo tempo in cui il Bari reclama un rigore per un'entrata troppo decisa di Abbiati su Barreto. La ripresa inizia con il Milan che fa girare la palla e attende al varco per sfruttare gli spazi regalati dal Bari. Dal canto loro i pugliesi ci mettono il cuore, ma si scontrano con la difesa rossonera che allinea lo Yepes che non ti aspetti dopo oltre tre mesi di naftalina. All'11' Robinho ne combina un'altra, rovinando un capolavoro di Seedorf, scattato in contropiede. L'olandese lascia al brasiliano che solo davanti a Gillet ci prova con un pallonetto che supera la traversa. Allegri fa due calcoli e lo sostituisce con Pato. Poco prima del gol del Bari cercato con unghie e denti. Quasi fosse nell'aria, la rete di Kutuzov è da incorniciare. Prima supera Yepes, poi trova il varco tra Gattuso e Nesta e infila Abbiati. E' un altro Bari che trova nuove energie anche grazie alla spinta di Rivas che ha preso il posto di Pulzetti. Ma è anche una squadra che ha speso molto e che alla ricerca dell'impresa concede campo. Come al 27' quando Seedorf (ancora lui) lancia al limite per Pato. Il "Papero" si aggiusta la palla e in area sfodera un sinistro chirurghico su cui Gillet non può nulla. E' la rete che sgonfirerebbe chiunque. Ma il Bari, tradito ancora una volta dalla sfortuna - k.o. di Rivas che lascia a D'Alessandro - non molla. Forte del 3-1 Allegri fa invece rifiatare Seedorf, concedendo l'ultimo quarto d'ora a Pirlo. Ma è il Bari al 45' a trovare il gol con Barreto. Rete da favola: al volo di destro, alla sinistra di Abbiati. Ovvero, come complicarsi la vita, dopo avere sbagliato di tutto. Ma ciò che conta sono i tre punti: l'inter è scavalcata al secondo posto e la Lazio è più vicina.

mercoledì 3 novembre 2010

Milan-Real Madrid 2-2

Tutti ma non Inzaghi. José Mourinho lo aveva detto. Ibra, Pato, Dinho, Binho, ma non Pippo. Assaporava già la vittoria il tenebroso portoghese. Primo tempo antologico e gol di Higuain. La partenza della ripresa lascia presupporre altra succosa cronaca madridista. Invece al 59’ Allegri toglie Ronaldinho per Inzaghi e il trentasettenne centravanti rivolta la partita come un calzino, con una doppietta storica: 1-1 e 2-1. Gol numero 69 e 70 in Europa: re dei re. Più di Gerd Muller e Raul fermi a 69. Ma a rovinargli la festa è Pedro Leon che al 94’ trova il gol del pari. Il risultato più giusto. Aver deciso all’ultimo istante di impiegare Thiago Silva non è certo una notizia rassicurante. Ma l’intervento al 5’ nell’area piccola del brasiliano su Higuain lanciato a rete scaccia le paure. E’ comunque un Mìlan già sotto pressione, perché due minuti prima Abbiati aveva deviato in angolo un rasoterra da fuori area di Gonzalo. Al 9’, poi, Pepe schiaccia di testa ma fuori misura; nulla di fatto, ma indizi che la dicono lunga. E’ il Real che ti aspetti. Votato al pressing, veloce e molto compatto. Undici solisti molto affiatati che alzano subito la voce e aggrediscono. Cristiano Ronaldo parte a sinistra; lo marca con le unghie affilate Abate. Ed è dura. Ma il Real è anche altro. Se non è CR7 ci pensa Ozil, oppure lo splendido Di Maria. Ma anche Khedira e Xabi Alonso. E pensare che al 10’ Boateng ha la palla gol: piattone destro, ma centrale. Troppo poco per uno come Casillas. Un lampo nella notte. Il Real si ricompone. A mangiarsi il gol al 12’ è anche Di Maria che fa faville, penetra in area, supera abilmente Zambrotta, ma poi spreca a lato. E’ un Real straripante, a cui il Milan oppone una tenace resistenza dedicandosi esclusivamente alle ripartenze. C’è Ronaldinho dietro Pato e Ibra; Boateng e Gattuso lottano come leoni. Ma i ragazzi di Mourinho hanno una marcia in più. Corrono e danno spettacolo con il marchio del portoghese impresso sulla pelle. La cronaca parla chiaro. Al 20’ Pirlo si guadagna lo stipendio salvando due volte di testa sulla linea. Prima su Higuain, poi su Ozil. Ai rossoneri non resta che cogliere l’attimo, sfruttare il minimo errore. Accade al 23’ quando Boateng recupera una palla e allarga a sinistra per Ibra che iscrive una “x” sulle occasioni mancate tirando addosso a Casillas. La seconda al 37’. Servito magicamente in area da Ronaldinho, tenta il pallonetto con la porta vuota, ma il risultato è solo una palla vagante. Preoccupante. Un po’ come la parata di Abbiati al 39’ sulla bordata dalla distanza di Xabi Alonso. Non può durare molto. Al 45’, infatti, il Milan va sotto. Nesta fa la frittata. Palla filtrante (una delle tante) di Di Maria per Higuain che solo davanti ad Abbiati non può sbagliare. L’inizio della ripresa è un film già visto. Al 2’ CR7 fa bruciare le mani ad Abbiati con un destro elegante dal limite. Dominio costante. Da padroni di casa. Mica facile andare in superiorità numerica, tantomeno trovare varchi nella fitta rete del possesso palla madridista. Il Real, insomma, fa quello che vuole. Ci vorrebbe una scossa. Magari Inzaghi. Allegri lo fa entrare al 14’ al posto di Ronaldinho. Pippo è energia pura, semina adrenalina. Ma ha accanto fantasmi sperduti nella notte. Pato è inesistente. Ibra, invece, oppresso da una feroce marcatura, si spreme e lotta come un leone. E al 23’ sfruttando un varco sulla sinistra mette davanti a Casillas che Inzaghi, proprio lui, devia in rete. “Alta tensione” è un’iradiddio. Cambia volto alla partita e trascina tutta la squadra, fino a mettere dentro anche il 2-1, anche se con un fuorigioco di partenza. Ma al 94’ arriva la mazzata: il pareggio di Pedro Leon (entrato al posto di Pepe) che infila fra le gambe di Abbiati. Esulta Mou alla sua maniera. La sua mezza soddisfazione se l’è tolta, perché alla fine ottiene quello che vuole. Allegri mette in saccoccia una mezza impresa e tutto sommato può dormir sonni tranquilli: l’Ajax ha perso. Il secondo posto è salvo.

martedì 2 novembre 2010

San Siro si accende: Milan-Real!

José Mourinho ha battuto il Milan quattro volte. Tre alla guida dell'Inter, una sulla panchina del Real. Due le sconfitte: quando allenava il Porto, nella partita secca di Supercoppa europea del 2003 e il primo derby sulla panchina nerazzurra: gol di testa di Ronaldinho su assist di Kakà. Il brasiliano, fermo per affaticamento da un paio di settimane, potrebbe essere la novità di Allegri, ma solo la rifinitura schiarirà le idee al tecnico del Milan. Le alternative non mancano. Filippo Inzaghi, per esempio, aspetta solo di essere liberato dalle catene. Partite come quella di domani sera e il record di gol in Europa che Raul detiene (69 gol contro i 68 di Pippo) sono manna per l'highlander rossonero, anche se Allegri sostiene che sì "Inzaghi meriterebbe di giocare sempre", ma che "all'interno della squadra ci sono equilibri e una mia lettura di partenza". Nessun dubbio invece per Ibrahimovic: Allegri e il Milan restano avvinghiati a Zlatan. Lo svedese si presente sorridente alla tradizionale conferenza stampa della vigilia. "Sto bene - dice -; aiuto la squadra e la squadra aiuta me. Perché non abbiamo vinto con la Juve? Perché ho sbagliato due/tre gol che normalmente non fallisco. Siamo stati più forti di loro, - sostiene -, ma loro non hanno sbagliato le due occasioni che hanno avuto. Ora dobbiamo guardare avanti e pensare a domani sera. Io ho tanta fiducia; faremo molto bene, ma dobbiamo trovare il giusto equilibrio. A Madrid non è andata bene: domani avremo una possibilità per dimostrare che siamo forti". Contro i ragazzi di Mourinho sarà ancora lui il punto di riferimento. Lui non fa una piega e si carica addosso la responsabilià: "Sapere di avere tanta fiducia ti fa stare bene ed è giusto ricambiarla". Ibra disquisce poi della sua posizione in campo. Idee chiare che poi sono un assist a Inzaghi che lui ammira tanto. Basta leggere fra le righe. "Io posso fare gol dentro e fuori l'area, ma a Barcellona ero obbligato a stare dentro e ciò mi disturbava". Insomma, a Ibra piace uno schema d'attacco con un centravanti fisso (e Inzaghi ne ha tutti i connotati). E Pato? "I fischi di sabato erano in realtà per tutti; Pato è giovane e ha personalità: crescerà sempre di più". Ma ciò che conta adesso è il Real: "Domani dobbiamo fare il contrario di quello che che è accaduto a Madrid. Loro hanno dominato, noi siamo stati lenti e non siamo stati cattivi. Domani domostreremo a tutti che siamo forti come il Real, se non di più". Per la seconda volta Ibra incrocerà Mourinho. Racconta: "Grande rapporto. Con lui all'Inter è stato un anno fantastico. Da lui ho imparato molto, grande personalità. Ma quando l'arbitro fischierà l'inizio della partita non penserò a lui, ma solo al Milan. E non parlatemi di sfida con Cristiano Ronaldo: non sarà così; è solo una sfida tra Milan e Real". Massimiliano Allegri parte dalla sconfitta di sabato: "Con la Juve abbiamo fornito un'ottima prestazione; una delle migliori della stagione. Quella bianconera è stata la squadra che ha tirato meno in porta fra quelle che ci hanno affrontato. Adesso c'è il Real. A Madrid è stata una partita anomala per le nostre qualità, abbiamo preso due gol fortuiti e non si è giocato bene tecnicamente. Domani dovremo fare una partita di grande pressione ed equilibrio a cominciare dal centrocampo con soluzioni offensive che poi non ci mancano. Sono tranquillo perché la squadra crea. Dobbiamo imparare a essere più cattivi e chiudere le partite". Incombono ombre portoghesi. "Una marcatura speciale per Cristiano Ronaldo? Io rispetto tutto il Real; lui è il valore aggiunto, ma noi dobbiamo fare una gara di grande attenzione senza avere timori reverenziali anche perché siamo il Milan". Allegri lo sottolinea e si congeda con un concetto che i rossoneri devono imparare a memoria: "Non dobbiamo fare la guerra, dobbiamo giocare da squadra: blocco unito e sacrificio nella manovra difensiva per poi sviluppare quella offensiva. Non saremo mai una formazione che si schierera davanti alla propria area: non è la nostra caratteristica".

lunedì 1 novembre 2010

Dinho: "Ibra è troppo solo"

La notte gli gira attorno e al figlio delle stelle piace scivolare fra le ombre. Gli piace meno, decisamente meno, il sabato sera di Milan-Juve, l’1-2 contro i bianconeri brucia (parecchio). Ronaldinho è un tipo che non ha mezze misure: "Non si può giocare così" confida, mentre se ne sta seduto a capotavola in un locale ai confini del centro di Milano. Ci sono gli amici più stretti accanto a lui, non c’è il cognato Sergio, la sua ombra fissa, non c’è un codazzo di giornalisti al seguito, c’è solo qualche tifoso incuriosito che timidamente gli chiede di abbracciarlo. Meglio la riservatezza per cancellare una notte che gli gira attorno e stavolta fa un po’ più male delle altre. Si nasconde dentro un baschetto di lana nero (per evitare critiche su pettinature scompigliate non gradite a Berlusconi) per andare via veloce dalla tribuna di San Siro e rinchiudersi nel locale milanese a lui più affezionato. Eccolo, intorno alle 23.30. Qualche sorriso, le solite strette di mano ma nessuna voglia di far festa. Si siede al "suo" tavolo, dove la fiammella di una piccola candela tiene aperto uno spiraglio di luce nella penombra. Sono in cinque, Dinho e i/le suoi/sue amici/amiche. Lui beve del the egiziano, in un bicchiere di vetro, gli altri champagne e qualche cocktail. Dinho si scioglie un po’ quando "I gotta feeling" dei Black Eyed Peas rimbalza dappertutto, ma è solo un istinto, un lampo per uno come lui che di musica vive. La mente, però, stanotte ritorna di continuo al Milan, sul quale si lascia scappare un "Ibra non può giocare da solo in mezzo a quattro avversari...". Lo sfogo di Dinho si riassume qui, lui che avrebbe fatto di tutto pur di esserci invece di star lì, in tribuna, a guardare impassibile la sconfitta insieme a Thiago Silva&famiglia. Proprio per questo ha deciso di tenersi lontano da tutto e tutti. Anche se non ci riesce fino in fondo. Perché il Milan lo segue perfino qui e verso l’una di notte ha addirittura la faccia di un altro milanista invisibile, quella di Oguchi Onyewu, che si presenta con un paio di amici. Un saluto affettuoso con l’americano, qualche occhiolino d’intesa, ma Dinho preferisce continuare a starsene per i fatti suoi, nell’intimità di una penombra che non vorrebbe lasciare più. Nemmeno dopo l’arrivo, alle 2, dei rossoneri, Oduamadi e Strasser. Intanto, domenica sera, è partito dal Brasile Roberto De Assis, il fratello-agente di Ronaldinho. Oggi sarà a Milano: "Dinho arrabbiato? Certo che si sta meglio quando si vince...". Ma la sua missione è un’altra, non consolare il fratello. Deve buttare le basi per il contratto in scadenza, deve capire quale sarà il futuro migliore per Ronaldinho: la tentazione Galaxy è lì, a portata di mano, ma prima bisogna parlare col Milan: "Con Galliani ci vedremo di sicuro. Non c’è un incontro in programma, sarà una chiacchierata informale come al solito, siamo amici" spiega. E’ presto, si dice, per sapere cosa deciderà Dinho. Per ora ha altro per la testa. Passano da un pezzo le 3 (ora legale), quando sabato la notte smette di girare attorno al figlio delle stelle. Stavolta si gira lui e qualche tifoso milanista trema. Sul retro della sua maglietta c’è scritto "Los Angeles". Un indizio ma anche un’ombra.