Il vento è cambiato a Milano. Il Milan è in testa alla classifica. L'Inter è a meno tre. I rossoneri, dopo due anni passati a inseguire invano i cugini, che nel frattempo hanno vinto tutto, ritrovano la testa della classifica da soli e si avvicinano al derby di domenica sera con una poderosa iniezione di fiducia. Non solo perchè l'Inter è lontana anni luce dalla sua miglior condizione, penalizzata da una catena di infortuni inferiore solo a quella della Juve. Difficile far coesistere Pato, Ibrahimovic, Ronaldinho e Robinho, si diceva in estate. Chi rientra? Chi aiuta il centrocampo? Poi è arrivata la sconfitta di Cesena nella sera del debutto di Ibra, che ha evidenziato una squadra spesso spaccata in due. Da quel sabato sera sono passati più di due mesi. E Allegri, passo dopo passo, è arrivato alla soluzione vista ieri sera col Palermo. Altro che i quattro fenomeni insieme. Ronaldinho si è seduto mestamente in panchina insieme ai suoi dubbi. Vado in America o resto in una squadra dove sto bene ma che può fare a meno di me? Robinho, che si è sbloccato nel finale dopo i marchiani errori con il Bari, è entrato a 10' dalla fine. Davanti ha giocato il vero inamovibile, Zlatan Ibrahimovic, con Pato, fin quando il Papero si è fatto male. Alle loro spalle un Clarence Seedorf che a 34 anni non perde un colpo. Non solo. L'assenza di Pirlo (in dubbio anche per domenica) ha permesso al bravissimo tecnico livornese di schierare tre medianacci (nel senso più nobile del termine). Kevin Prince Boateng: fisico e corsa da disciplinare, ma su cui vale la pena insistere. Massimo Ambrosini: forza in interdizione e inserimenti letali in attacco (vedere il rigore del 2-1). Mathieu Flamini: all'Arsenal accanto a Fabregas sembrava un cavallo di razza. Ora sta ritrovando fiducia. E c'è pure un certo Rino Gattuso, squalificato col Palermo. Il nuovo assetto permette alla squadra di sbilanciarsi meno. Di subire meno il contropiede. Sarà riproposto anche nel derby? Molto dipende dal recupero di Pirlo. E se il geniale bresciano sta bene, chi sta fuori? Lui, Seedorf o un interditore? Sarà il tema di questi giorni. Ma ad Allegri non è sfuggito che in questo modo i suoi hanno concesso relativamente poco ad un Palermo che ha sempre prodotto parecchio sul piano delle occasioni. Ma non sono solo rose e fiori a Milanello. E le lamentele di Zamparini, furioso per l'arbitraggio di Banti, non c'entrano. Le cattive nuove vengono da Pato e Inzaghi, che salteranno il derby a causa degli infortuni rimediati nella sfida con il Palermo. Ma se per Pato, come ha spiegato il coordinatore sanitario rossonero Gianluca Melegati, non pare nulla di grave, purtroppo Superpippo può dichiarare chiusa la sua stagione. Inzaghi si è sottoposto agli accertamenti del caso in mattinata e l'esito è stato impietoso: rottura del legamento crociato del ginocchio sinistro e del menisco esterno. Tempi di recupero: 6 mesi. Come dire arrivederci all'anno prossimo. Per Pato si tratta di "un sospetto allungamento muscolare alla parte posteriore della coscia sinistra. Non sembra una lesione grave ma dovremo valutare in maniera più approfondita. Pato dovrà stare 24 ore a riposo e venerdì si sottoporrà a una risonanza magnetica".
giovedì 11 novembre 2010
mercoledì 10 novembre 2010
Milan-Palermo 3-1
L’aveva definita la partita più importante dall’inizio della stagione. Ha chiesto ai suoi di sputare sudore e sangue: accontentato. Il Milan batte 3-1 il Palermo e balza al comando della classifica sorpassando la Lazio sconfitta a Cesena. Mai noiosa la gara, resa piacevole proprio dall’atteggiamento dei rosanero che se la giocano fino in fondo. E’ Pato ad aprire le danze; pareggia Bacinovic, allunga Ibra su rigore e chiude il conto Robinho, subentrato a Inzaghi che a sua volta aveva sostituito Pato. Per la sfida di San Siro Allegri fa i conti con il derby. Fa rifiatare Nesta per confermare Yepes che questa volta gioca al fianco di Thiago Silva. Pirlo è affaticato e va in tribuna. Con Gattuso squalificato, la linea dei centrocampisti è in mano a Flamini, Ambrosini e Boateng. Poi il fronte offensivo di Bari: Seedorf dietro a Pato e Ibra. Ronaldinho deve attendere in panchina. Non parte dal primo minuto nemmeno Miccoli. Pastore gioca al fianco di Ilicic, alle spalle di Pinilla. Delio Rossi schiera un 4-3-2-1 molto elastico, pronto a compattarsi in fase difensiva. Il Milan ha piedi buoni, i rosanero non sono da meno. Le due squadre giocano a fronte alta e a gran ritmo. Più spettacolari i rossoneri che fanno un sontuoso possesso palla e ripartono sulle ali di un centrocampo molto equilibrato. Il Palermo si adegua, rischiando però in fase di copertura. Al 5’ Pato scalda le polveri partendo da metà campo, ma si scontra al limite con Munoz. Bella l’idea di Seedorf al 7’, con un cross per il solitario Ibra che però controlla male. All’8’ primo segnale del Palermo; gran contropiede e tiro di Pinilla che viene deviato in angolo. Ma la prima vera occasione della gara è del Milan. All’11’ Flamini libera in area Ibra che in girata conclude di poco a lato alla destra di Sirigu. Al 12’ tocca invece a Boateng, con una sventola dalla distanza mancare di poco il bersaglio. Cassani lo imita quattro minuti più tardi; sinistro da fuori area che Abbiati manda in corner. Fronti aperti e rischi per tutti. Il Milan pressa e fa girare la palla, ma concede qualcosa al Palermo che cerca di sfruttare ogni spazio. Al 17’ la squadra di Rossi protesta per un contatto dubbio tra Thiago Silva e Pinella; Banti sorvola. E nella logica del calcio è subito il Milan ad approfittarne con ripartenze veloci. Al 19’ i rossoneri passano. Corner di Seedorf; Pato sovrasta Bacinovic e con un potente colpo di testa infila alla sinistra di Sirigu. Così è Pato. Micidiale e killer. Ma anche presuntuoso come al 22’, quando fa l’accademico e non passa la palla. Ma occorre ammettere che è un bel Milan con Flamini liberissimo lì accanto. Dispersivo forse nel rimirarsi allo specchio, ma anche pronto ad arrotolarsi le maniche e sacrificarsi nella fase difensiva. A conti fatti aspettarsi qualcosa di più dal Palermo è lecito, ma chi deve fare la differenza – Pastore – gioca a intermittenza. Proprio l’argentino svirgola troppo la palla dal limite dopo solo un minuto della ripresa, servito da Ilicic che non riesce a passare Thiago Silva. Al 3’ Abbiati vola per deviare oltre la traversa la punizione di Bovo. E’ il pressing ordinato da Rossi; coordinato dagli uomini di fascia, proprio perché il talento è assente. Il tecnico, infatti, al 7’ toglie Pastore per Miccoli, confidando nei numeri del salentino che al Milan ha dato parecchi dispiaceri. La mossa è evidente: tarpare le ali ai portatori di palla rossoneri e chiudere ogni spazio. Infatti Miccoli prende subito l'iniziativa su punizione, che viene deviata dal braccio di Boateng in barriera; sarebbe rigore, l'arbitro lascia correre. E' comunque l'anticamera del pareggio, al 18’, con un innocuo tiro da fuori area di Bacinovic che raccoglie una corta respinta di Yepes e beffa Abbiati. Dietrofront e Pato va a sbattere in piena area su Munoz; Banti dice che non è rigore, ma il brasiliano si fa male e deve lasciare il posto a Inzaghi. La reazione rossonera c’è ed è incredibile il palo colpito dal Seedorf al 24’ con un destro di controbalzo al limite dell’area piccola. Ma Rossi questa partita la vuole vincere. Così toglie anche Pinilla per fare spazio a Maccarone. Ma anche il Milan punta forte. Inzaghi, guarda un po’, carica la squadra e innesca il nuovo vantaggio. La palla va ad Ambrosini che viene steso da Sirigu. Rigore. Che Ibrahimovic infila alla destra del portiere della Nazionale. Ma nel frattempo si è fatto male anche Pippo e al 35’ tocca a Robinho. Carico e gonfio di rabbia, fa capire subito di essere in partita e al 38’ confeziona un gol da favola con la collaborazione di Ibra. Contropiede dello svedese che irrompe in area e tocca per il sudamericano: palla in rete e 3-1. Che potrebbero essere quattro se Robinho non sbagliasse il più facile degli assist per Ibra solo davanti a Sirigu.
lunedì 8 novembre 2010
Galliani: "Milan da scudetto"
"Noi favoriti? No, ma abbiamo fatto una squadra in grado di lottare per lo scudetto". Parole che suonano come musica, quelle pronunciate dall'amministratore delegato del Milan Adriano Galliani, dopo la giornata di campionato di ieri che ha risollevato le quotazioni scudetto del Milan. "Il fatto di giocare ogni tre giorni fa sì che i giudizi cambino spesso - ha aggiunto - ieri ci sono state tante occasioni da gol, sono contento". Galliani, intervenuto stamani a Milano in occasione del Premio Facchetti assegnato a Gianfranco Zola, ha sottolineato come gli infortuni siano un problema per le società: "Gli infortuni ci condizionano - ha detto - l'anno scorso al Milan ne abbiamo avuti tanti, il calcio è uno sport traumatico". L'Inter è in piena emergenza proprio a pochi giorni dal derby col Milan: "Mi spiace tanto - ha detto con aria sincera il dirigente rossonero - faccio tanti auguri a Samuel, che è uno dei centrali più forti del mondo, e anche a Maicon, che ha fortunatamente una lesione più lieve". Il Milan, intanto, sta mostrando sprazzi di bel gioco: "Non discuto le scelte dell'allenatore - ha detto Galliani - lui ha a disposizione un grande organico e decide in base a quello che vede durante gli allenamenti. In effetti ho notato che ieri in panchina c'erano quattro grandi campioni, una panchina milionaria". Il dirigente rossonero ha poi blindato Pippo Inzaghi: "Non c'è nessuna possibilità al mondo che vada via". Su Ronaldinho, invece, "è l'allenatore a decidere, l'ho detto anche a Yepes, che era un po' triste. Gli ho spiegato di stare tranquillo e che avrebbe avuto la sua occasione e così è stato. Giocare in una grande squadra dà vantaggi ma anche qualche svantaggio per la concorrenza interna".
domenica 7 novembre 2010
Bari-Milan 2-3
Un Bari incerottato mette in apprensione il Milan che nel finale mette a rischio una meritata vittoria. I rossoneri chiudono il primo tempo 2-0 grazie ai gol di Ambrosini e Flamini, ma devono fare i conti con gli errori di Robinho e il gol di Kutuzov nella ripresa. Pato, che sostituisce il connazionale, inventa uno spettacolare 3-1; Barreto risponde con una rete da favola che fissa il risultato. Allegri, che aspettava i gol dei centrocampisti, è accontenato, ma è innegabile che tra i soi prossimi compiti da risolvere ci sono i problemi di concentrazione della squadra che fatica a chiudere partite saldamente in mano. Allegri si permette di lasciare in panchina Pirlo, Ronaldinho, Pato e Inzaghi. Unica assenza vera quella di Thiago Silva che il tecnico sostituisce con Mario Yepes al suo esordio in rossonero. Un turnover che Ventura si sogna di notte, assediato com'è dagli infortuni. Senza Ghezzal, Raggi, Castillo e Salvatore Masiello ha poco da scialare. Al Milan oppone il 4-4-2 e tanto entusiasmo, con due regole fisse da non dimenticare: pressing e velocità. Consegna ad Almiron la bacchetta del gioco e aspetta un miracolo sa Barreto e Kutuzov. Ma i rossoneri, che a centrocampo si affidano ai muscoli di Gattuso, Ambrosini e Flamini, e davanti schierano Seedorf alle spalle di Robinho e Ibra, prendono subito in mano la partita, esibendo bel calcio. I segreti del giorno? Grande movimento e un pressing rabbioso che disorientano il Bari, partito con un atteggiamento fin troppo riverenziale. Bastano infatti quattro minuti al Milan per passare. Il gol è di Ambrosini. Rete d'autore, in tuffo di testa; l'assist, dalla sinistra, di Seedorf. Un po' troppo per i galletti, con quattro sconfitte consecutive alle spalle. Solo Parisi dà l'impressione di impensierie la difesa rossonera con veloci penetrazioni sulla fascia sinistra. Il Milan può permettersi così di fare possesso palla e organizzare i suoi contropiede, grazie anche all'apporto dei centrocampisti che godono spesso di libertà. Potrebbe anche dilagare, ma Robinho per due volte manca il raddoppio: la prima volta concludendo su Gillet, la seconda sull'esterno della rete. Al 28' Ventura perde anche Almiron per un problema fisico. Tocca a Gazzi, mentre Alvarez va a dare manforte a Barreto e Kutuzov. Ma è il Milan a trovare il raddoppio. Questa volta è Gattuso a far ripartire l'azione e servire Ibra che allarga a sinistra per Flamini. Il francese segue tutta l'azione e infila con un cucchiaio Gillet. Risultato ineccepibile, con un finale di primo tempo in cui il Bari reclama un rigore per un'entrata troppo decisa di Abbiati su Barreto. La ripresa inizia con il Milan che fa girare la palla e attende al varco per sfruttare gli spazi regalati dal Bari. Dal canto loro i pugliesi ci mettono il cuore, ma si scontrano con la difesa rossonera che allinea lo Yepes che non ti aspetti dopo oltre tre mesi di naftalina. All'11' Robinho ne combina un'altra, rovinando un capolavoro di Seedorf, scattato in contropiede. L'olandese lascia al brasiliano che solo davanti a Gillet ci prova con un pallonetto che supera la traversa. Allegri fa due calcoli e lo sostituisce con Pato. Poco prima del gol del Bari cercato con unghie e denti. Quasi fosse nell'aria, la rete di Kutuzov è da incorniciare. Prima supera Yepes, poi trova il varco tra Gattuso e Nesta e infila Abbiati. E' un altro Bari che trova nuove energie anche grazie alla spinta di Rivas che ha preso il posto di Pulzetti. Ma è anche una squadra che ha speso molto e che alla ricerca dell'impresa concede campo. Come al 27' quando Seedorf (ancora lui) lancia al limite per Pato. Il "Papero" si aggiusta la palla e in area sfodera un sinistro chirurghico su cui Gillet non può nulla. E' la rete che sgonfirerebbe chiunque. Ma il Bari, tradito ancora una volta dalla sfortuna - k.o. di Rivas che lascia a D'Alessandro - non molla. Forte del 3-1 Allegri fa invece rifiatare Seedorf, concedendo l'ultimo quarto d'ora a Pirlo. Ma è il Bari al 45' a trovare il gol con Barreto. Rete da favola: al volo di destro, alla sinistra di Abbiati. Ovvero, come complicarsi la vita, dopo avere sbagliato di tutto. Ma ciò che conta sono i tre punti: l'inter è scavalcata al secondo posto e la Lazio è più vicina.
mercoledì 3 novembre 2010
Milan-Real Madrid 2-2
Tutti ma non Inzaghi. José Mourinho lo aveva detto. Ibra, Pato, Dinho, Binho, ma non Pippo. Assaporava già la vittoria il tenebroso portoghese. Primo tempo antologico e gol di Higuain. La partenza della ripresa lascia presupporre altra succosa cronaca madridista. Invece al 59’ Allegri toglie Ronaldinho per Inzaghi e il trentasettenne centravanti rivolta la partita come un calzino, con una doppietta storica: 1-1 e 2-1. Gol numero 69 e 70 in Europa: re dei re. Più di Gerd Muller e Raul fermi a 69. Ma a rovinargli la festa è Pedro Leon che al 94’ trova il gol del pari. Il risultato più giusto. Aver deciso all’ultimo istante di impiegare Thiago Silva non è certo una notizia rassicurante. Ma l’intervento al 5’ nell’area piccola del brasiliano su Higuain lanciato a rete scaccia le paure. E’ comunque un Mìlan già sotto pressione, perché due minuti prima Abbiati aveva deviato in angolo un rasoterra da fuori area di Gonzalo. Al 9’, poi, Pepe schiaccia di testa ma fuori misura; nulla di fatto, ma indizi che la dicono lunga. E’ il Real che ti aspetti. Votato al pressing, veloce e molto compatto. Undici solisti molto affiatati che alzano subito la voce e aggrediscono. Cristiano Ronaldo parte a sinistra; lo marca con le unghie affilate Abate. Ed è dura. Ma il Real è anche altro. Se non è CR7 ci pensa Ozil, oppure lo splendido Di Maria. Ma anche Khedira e Xabi Alonso. E pensare che al 10’ Boateng ha la palla gol: piattone destro, ma centrale. Troppo poco per uno come Casillas. Un lampo nella notte. Il Real si ricompone. A mangiarsi il gol al 12’ è anche Di Maria che fa faville, penetra in area, supera abilmente Zambrotta, ma poi spreca a lato. E’ un Real straripante, a cui il Milan oppone una tenace resistenza dedicandosi esclusivamente alle ripartenze. C’è Ronaldinho dietro Pato e Ibra; Boateng e Gattuso lottano come leoni. Ma i ragazzi di Mourinho hanno una marcia in più. Corrono e danno spettacolo con il marchio del portoghese impresso sulla pelle. La cronaca parla chiaro. Al 20’ Pirlo si guadagna lo stipendio salvando due volte di testa sulla linea. Prima su Higuain, poi su Ozil. Ai rossoneri non resta che cogliere l’attimo, sfruttare il minimo errore. Accade al 23’ quando Boateng recupera una palla e allarga a sinistra per Ibra che iscrive una “x” sulle occasioni mancate tirando addosso a Casillas. La seconda al 37’. Servito magicamente in area da Ronaldinho, tenta il pallonetto con la porta vuota, ma il risultato è solo una palla vagante. Preoccupante. Un po’ come la parata di Abbiati al 39’ sulla bordata dalla distanza di Xabi Alonso. Non può durare molto. Al 45’, infatti, il Milan va sotto. Nesta fa la frittata. Palla filtrante (una delle tante) di Di Maria per Higuain che solo davanti ad Abbiati non può sbagliare. L’inizio della ripresa è un film già visto. Al 2’ CR7 fa bruciare le mani ad Abbiati con un destro elegante dal limite. Dominio costante. Da padroni di casa. Mica facile andare in superiorità numerica, tantomeno trovare varchi nella fitta rete del possesso palla madridista. Il Real, insomma, fa quello che vuole. Ci vorrebbe una scossa. Magari Inzaghi. Allegri lo fa entrare al 14’ al posto di Ronaldinho. Pippo è energia pura, semina adrenalina. Ma ha accanto fantasmi sperduti nella notte. Pato è inesistente. Ibra, invece, oppresso da una feroce marcatura, si spreme e lotta come un leone. E al 23’ sfruttando un varco sulla sinistra mette davanti a Casillas che Inzaghi, proprio lui, devia in rete. “Alta tensione” è un’iradiddio. Cambia volto alla partita e trascina tutta la squadra, fino a mettere dentro anche il 2-1, anche se con un fuorigioco di partenza. Ma al 94’ arriva la mazzata: il pareggio di Pedro Leon (entrato al posto di Pepe) che infila fra le gambe di Abbiati. Esulta Mou alla sua maniera. La sua mezza soddisfazione se l’è tolta, perché alla fine ottiene quello che vuole. Allegri mette in saccoccia una mezza impresa e tutto sommato può dormir sonni tranquilli: l’Ajax ha perso. Il secondo posto è salvo.