O l’operazione Champions League va in porto, oppure il Milan dovrà fare i conti con un fatale ridimensionamento. Questo il messaggio lanciato ieri da Adriano Galliani ai rossoneri. Un modo per spronare il gruppo e mettere ciascuno di fornire alle proprie responsabilità. L’a.d. milanista sarà vicino ad Ancelotti giornalmente per dargli tutto l’appoggio necessario in questa rincorsa. Ma è chiaro che nel frattempo inizieranno i lavori per il nuovo corso.La posizione ufficiale è che il Milan conferma Ancelotti se si qualifica in Champions, anche in virtù del contratto sino al 2010. In realtà in via Turati stavolta non verrebbero posti ostacoli se il tecnico di Reggiolo a fine stagione chiedesse d’andar via. È noto da tempo che a lui pensano Real, Chelsea e Manchester City. E dopo le ultime disavventure stavolta va messo nel conto che decida d’andare per la propria strada a chiudere un ciclo eccezionale di 8 anni. E stavolta potrebbe seguirlo anche Mauro Tassotti.
Nelle scorse settimane s’è parlato molto della candidatura di Leonardo. Lui ha smentito, Galliani ha solo precisato che seguirà Ancelotti. Ma non subito. Dell’attuale staff può restare, invece, Filippo Galli. Ma è presto per queste rifiniture. Anche perché in corsa c’è anche Roberto Donadoni. Senza mai dimenticare il fascino di Rijkaard e Van Basten.
Paolo Maldini ha deciso di ritirarsi e Braida è a caccia per sostituirlo: compito arduo. Anche Favalli e Emerson sono avanti con gli anni e sono candidati ad andar via. È dura, invece, che il club rossonero eserciti il diritto di riscatto per Senderos con l’Arsenal e per Mattioni con il Gremio, invece Cardacio e Viudez sono destinati a fare esperienza altrove: soprattutto quest’ultimo può liberare un posto da extracomunitario. Come Shevchenko, del resto, destinato a tornare al Chelsea a fine stagione.
A metà del guado c’è Kakà. A gennaio ha detto no al City, ma quale appeal può avere per lui un Milan ancora fuori dalla Champions? Ma anche pensando positivo non si può dare per scontata la sua conferma: soprattutto se all’orizzonte si ripresenta il Real. Di Beckham si dovrebbe sapere tutto la prossima settimana. Da vedere anche la posizione dei senatori Seedorf, Ambrosini, Nesta, Kaladze, Dida e Kalac. Dura restino tutti insieme.
Non appaiono in discussione, invece, Abbiati, Bonera, Antonini, Zambrotta, Jankulovski, Thiago Silva, Pirlo, Flamini, Gattuso, Ronaldinho, Pato, Inzaghi e Borriello. Sino a prova contraria.

Ci dispiace. Potevamo fare di più nella partita, ci hanno sovrastato nel gioco, sia nel primo tempo, quando eravamo più freschi, che nel secondo. E' stata una sofferenza continua. Sui gol invece mi sento di dire che non ci sono colpe oggettive. Dobbiamo prendere atto della serata e non aver paura nel dire che il Werder ha nettamente meritato. E' un momento delicato, abbiamo molti giocatori infortunati e probabilmente domenica non avremo a disposizione Seedorf e Ambrosini. In ogni caso non siamo un gruppo alla sbando, dobbiamo riprenderci e non deprimerci e centrare l'obiettivo di arrivare in Champions. E' stata proprio una brutta serata. Dida? Non gli imputo responsabilità. Avevamo deciso che era lui il titolare e abbiamo proseguito su questa strada. Non abbiamo avuto il comando della partita e anche io mi sento responsabile. Senderos è stato uno dei pochi giocatori che ha fatto il suo, lui può essere un giocatore importante per il futuro. Questa partita l'avevo preparata con la volontà di giocarla, ma loro ci hanno aggredito bene e hanno trovato vantaggio sul gioco aereo. I fischi a fine gara? Normale e giusto che ci siano, ci devono stimolare. Adesso dobbiamo lavorare soprattutto sotto il profilo psicologico e come detto riprenderci, serrare le fila.. Ora ci concentriamo sull'unico obiettivo rimasto, dobbiamo chiudere bene la stagione e pensare alla Samp. Proveremo a recuperare gli acciaccati, proveremo a recuperare Kakà ma non è così semplice".



Le parole del presidente Berlusconi sono l’ennesima porta sbattuta in faccia a Carlo Ancelotti. I rimproveri che piovono dall’alto, ormai, non si contano più e sono la chiara testimonianza di un rapporto sfilacciato, al di là delle dichiarazioni di facciata ("Carletto è uno di famiglia" ripete sempre il premier), e destinato a concludersi a fine stagione. Oggi nessuno scommetterebbe un centesimo sulla riconferma del tecnico per la prossima stagione. E' vero che nel calcio siamo abituati ai ribaltoni dell’ultimo momento, ma francamente in questo caso non se ne vedono i presupposti. Le critiche di Galliani nella settimana pre-derby sono state un segnale lampante: la società, e quindi il presidente, non è contenta di come stanno andando le cose; si credeva di poter lottare per lo scudetto fino in fondo (obiettivo primario ufficialmente dichiarato) e invece ci si trova a 11 punti dalla capolista Inter. Non sono giorni tranquilli, a Milanello e dintorni.
Il Milan graffia il gelo di Brema con la sua firma con un gol d'autore. Ma Filippo Inzaghi, che mette in saccoccia la pesantissima rete numero 66 in Europa, deve fare i conti con Diego, l'uomo in più del Werder che segna nel finale e tiene in piedi le speranze di qualificazione dei tedeschi. Partita in cui i rossoneri soffrono nella ripresa, che potrebbero chiudere ancora con Inzaghi, ma che nel finale subiscono il furioso arrembaggio dei tedeschi.









